TERMOLI DIALOGA SUL FUTURO. 24, 25, 26 LUGLIO 2018 | CONTATTI | EDIZIONE 2017 |

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Comunicati e News dal Festival del Sarà
23
Lug

Lino Cutolo a Primonumero.it: “Il made in Italy va difeso dalle imitazioni e dai falsi.”

Lino Cutolo, che sarà ospite in piazza Duomo dell’ultima serata del Festival del Sarà, è uno degli uomini più rappresentativi del Made in Italy. La sua storia inizia giovanissimo, quando dopo 9 anni di “gavetta” nell’import-export si mette in proprio e fonda la Compagnia Mercantile d’Oltremare e Ciao – Il Pomodoro di Napoli, oggi prodotto richiestissimo dai mercati di 90 Paesi, a cominciare da quello americano.

Di Sicuro Lino Cutolo è uno degli uomini più rappresentativi del Made in Italy, almeno per quanto riguarda l’agroalimentare. Il “suo” pomodoro dalla terra nocerina è arrivato sulle tavole di tutto il mondo: 80 Paesi importano Ciao – Il pomodoro di Napoli, che a 40 anni esatti dalla nascita del marchio è diventato uno dei prodotti di maggiore consumo nel mondo.

Il fondatore di questa impresa, prima commerciale e poi anche industriale, è appunto Lino Cutolo, patron della Compagnia Mercantile d’Oltremare e Ciao – Il Pomodoro di Napoli, attualmente vicepresidente dell’Anicav – Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali. Un signore distinto, disponibile e molto concreto, disposto a raccontare come si è messo in proprio, da giovanissimo, riuscendo gradualmente e con sempre maggiore “fortuna” (ammesso che la fortuna esista nel settore dell’impresa) a conquistare fette di mercato in decine di Nazioni, a cominciare dagli Stati Uniti d’America, dove attualmente il pomodoro campano lavorato e conservato con metodi innovativi ma approntati su base è un prodotto di grande successo, utilizzato come base alimentare per numerosi piatti e per la preparazione della pizza.

Dietro la sua azienda una costante opera di ricerca e studio continuo dei prodotti tipici della propria terra, dove il pomodoro ha un ruolo cruciale nella economia oltre che nella cultura. La Compagnia Mercantile d’Oltremare, che si appresta a festeggiare il quarantesimo anno di vita, continua a crescere con il lavoro incessante della famiglia Cutolo.

La sua storia imprenditoriale inizia nel 1967, “quando ho iniziato a lavorare in un’azienda che si occupava di import-export, con la quale sono rimasto per circa nove anni”. La Compagnia è stata costituita nel 1979, quando ha deciso di mettersi in proprio, forte di un’esperienza specifica acquisita sul campo. “L’attività legata alla registrazione del marchio Ciao è avvenuta quasi contemporaneamente, sempre nel 1979 – continua a raccontare a Primonomero.it nell’attesa di visitare Termoli e partecipare come ospite d’onore ed esperto di made in Italy al Festival del Sarà, in programma dal 24 al 26 luglio prossimi in piazza Duomo – e ho subito iniziato a girare il mondo per poter piazzare i nostri prodotti”.

Un impegno che lo ha portato a viaggiare in lungo e in largo dopo gli anni di “gavetta” trascorsi ad apprendere i rudimenti della commercializzazione internazionale, utilissimi per poter conquistare con i vari prodotti della trasformazione del pomodoro segmenti sempre più massicci di mercati esteri. È partito dal “tesoro” della terra campana, il pomodoro appunto, e dalla prima azienda commerciale ha cominciato a organizzare poi anche le aziende industriali, che all’inizio degli anni 90 erano già perfettamente funzionanti, ingrandendosi con vari stabilimenti.

È l’incarnazione del Made in Italy più autentico, che resiste e resta improntato alla qualità pur nella difficile sfida dei mercati globali, sotto la minaccia costante del “falso italiano” che oggi costituisce uno dei rischi maggiori per i nostri marchi, famosi e apprezzati in tutto il mondo. E questo, spiega, anche grazie alla valorizzazione culturale prima ancora che commerciale del pomodoro. “Questa nostra terra non prescinde dal fattore culturale, basti pensare a tanti grandi scrittori e poeti che hanno celebrato il pomodoro, come Domenico Rea nel suo libro “Re pomodoro”, scritto nel 1957, dal quale si capisce perfettamente come la vita di questi posti girasse tutta intorno al pomodoro stesso. Ci si sposava, si metteva su famiglia in funzione della possibilità di lavorare all’interno delle aziende agroalimentari”.

Così come si è sviluppata l’azienda agroalimentare, si è sviluppata parimenti la meccanica che ha consentito di concretizzare al meglio l’idea della conservazione del pomodoro, “anche se le nostre aziende debbono moltissimo alle intuizioni passate per la conservazione del pomodoro e la sua esportazione nel tempo e nello spazio”.

Tra le specializzazioni della Compagnia d’Oltremare figurano anche personaggi come Francesco Cirio, che ha capito – continua Lino Cutolo – “che si potevano fare le scatole di stagno che potevano contenere il prodotto”. La cultura aziendale è nata e si è sviluppata attorno a questi concetti, arrivando a portare un prodotto tutto italiano, con una fortissima caratterizzazione territoriale, sul mercato globale, in Paesi dove per esempio la pizza non fa certo parte del normale regime alimentare.

“Negli ultimi Venti anni siamo riusciti a far apprezzare il nostro prodotto per una sua qualità specifica in diversi Paesi. I nostri primi mercati, infatti, sono quelli più esigenti, come quello americano che chiedeva delle caratteristiche qualitative molto più stringenti rispetto all’attuale standard. Questo ci ha permesso di entrare e restare leader nel mercato statunitense”.

Oggi i Paesi dove Ciao – Il pomodoro di Napoli è più diffuso sono, oltre che gli Usa, il Giappone, la Corea del Sud, Taiwan, Indonesia, Tailandia. Si esporta in generale in oltre 90 Paesi, grazie anche a una politica aziendale supportata da delle grandi campagne di ricerca per far conoscere il nuovo modo di utilizzare il prodotto e “attraverso l’implementazione di scuole di pizzaioli o di seminari e fiere, organizzate in tutte le parti del mondo per farci conoscere”.

“Il made in Italy dell’alimentazione – riflette Lino Cutolo – è apprezzato e copiato in tutto il mondo, si cerca di imitarlo perché noi abbiamo avuto un dono, rispetto agli altri, che è quello di trovarci in un Paese che per clima, capacità e passioni delle persone che hanno sempre messo prima di ogni cosa la qualità è il migliore di tutti. Ed è forte di una legislazione che è la più efficiente, e che ci dà la possibilità di presentarci in una certa maniera. Siamo stati aiutati anche dal sistema Italia, con la moda e il food, o con le grandi auto come la Ferrari. Ma oggi la problematica più importante, nonché la vera sfida da vincere, è il falso made in Italy, che impone una lotta furibonda e rende tutto molto più difficile. Oggi la vera scommessa è farci riconoscere e non farci confondere con il falso italiano. Che poi è la stessa lotta che fanno le grandi firme della moda nei confronti delle imitazioni. È su questo che bisogna lavorare”.