TERMOLI DIALOGA SUL FUTURO. 24, 25, 26 LUGLIO 2018 | CONTATTI | EDIZIONE 2017 |

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Comunicati e News dal Festival del Sarà
23
Lug

Pregliasco intervistato da Primonumero.it: “La comunicazione politica da Trump alle comunali di Termoli: non c’è una ricetta valida per tutti”

Intervista a Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend e ospite della prima serata del Festival del Sarà in piazza Duomo martedì 24 luglio

“Un mondo chiuso o aperto?”. Su questa domanda si dibatterà in piazza Duomo martedì 24 luglio per la prima serata della seconda edizione del Festival del Sarà. Chi meglio di un esperto di comunicazione politica quale Lorenzo Pregliasco, a capo di YouTrend, magazine on line che fotografa la realtà tramite i sondaggi, per spiegare come si sta evolvendo il nostro Paese all’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo? Un po’ l’argomento del suo ultimo libro “Una nuova Italia: dalla comunicazione ai risultati, un’analisi delle elezioni del 4 marzo” (Castelvecchi, 2018) che verrà presentato mercoledì mattina 25 luglio in sala consiliare.

Mondo chiuso o mondo aperto. Che Italia stiamo vivendo?

“Questa dualità fra mondo chiuso e mondo aperto è emersa in molti Paesi. Lo si è detto per la Brexit, per Trump, in qualche modo è emerso anche in Italia dopo il voto del 4 marzo. Il mio libro si intitola “La nuova Italia”, ma forse si potrebbe parlare di nuove Italie, perché ce ne sono più di due”.

In che senso?

“C’è lo schieramento al governo che rispetto alle precedenti maggioranze tende ad avere un atteggiamento di chiusura rispetto all’integrazione europea. A questo asse sovranista del governo si contrappone un polo globalista che fa riferimento al Pd. Ma dai nostri studi viene fuori che l’elettorato del Pd da un lato e del M5S e della Lega dall’altro fossero molto divisi su temi quali integrazione europea e apertura nei confronti del mondo”.

Quanto è diventata importante la comunicazione politica in questo quadro mondiale e nazionale?

“Ci sono molti casi di questo tipo, perché le persone non votano solo in base a una capacità di governo. Si vota in base ai valori, alle priorità del momento. Quindi dico di sì, certamente è possibile. Cito il caso di Pavia, dove c’era un sindaco di Forza Italia che era indicato come uno dei più popolari e con alto gradimento fra la cittadinanza. Però nel 2014, quando ci fu l’ondata renziana, perse le elezioni comunali. Inoltre non sempre abbiamo tutti gli elementi per capire come si muove l’elettorato”.

Nel senso che qualche volta gli analisti non fotografano a pieno la realtà che li circonda?

“Intendo che l’elettorato basa le sue valutazioni su quello che vede e legge distrattamente, poiché non tutti sono malati di politica come noi. A volte fra la stampa c’è una percezione su come un sindaco ha amministrato che non coincide con quanto percepito da tutta la città”.

Per quella che è la sua esperienza, il Molise è al passo coi tempi della moderna comunicazione politica?

“Domanda difficile, non conosco abbastanza i politici molisani. Però ho seguito le elezioni regionali che sono arrivate in un periodo politicamente denso. Quello che è accaduto alle regionali non è una questione solo molisana”.

Cosa è emerso da quel voto?

“Ha vinto un voto strutturato, di liste, come in tante elezioni. Il Molise ha confermato che nei contesti locali conta molto il voto personale. Questo da un lato è un’opportunità per la comunicazione politica perché ogni persona diventa portatore potenziale di comunicazione politica. Dall’altra è un limite poiché gli elementi di conoscenza diretta e di rete possono prevalere sul voto d’opinione”.

A Termoli si voterà per il rinnovo del consiglio comunale fra meno di un anno. Che consiglio darebbe a chi intende candidarsi?

“Il mio consiglio è che non esiste un consiglio valido per tutti. La comunicazione politica è un lavoro sartoriale, non ci sono mai strategie valide per tutti. Anzi, se si pensa che una strategia corretta per qualcuno, valga in astratto anche per altri, si rischia solo di fare dei disastri. Non c’è una strategia valida per tutti”.