DIALOGHI SUL FUTURO. 23, 24 OTTOBRE 2019 | HOME | CONTATTI | PRESS |

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Comunicati e News dal Festival del Sarà
26
Ott

Prodi al Festival del Sarà getta ombre sulla democrazia diretta: “Fortemente rischiosa”. Italia-Cina, lotta impari se si è soli

Il Festival del Sarà ha esordito ieri, 23 ottobre, nel meraviglioso Palazzo de’ Rossi a Sasso Marconi, alle porte di Bologna. Un avvio reso memorabile dall’ospite Romano Prodi, ex Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha tracciato incisivamente opportunità e rischi dell’espansione cinese sancita dal progetto delle Vie della Seta. Ad intervistarlo l’ideatore del Festival, Antonello Barone, che da Termoli ha ‘esportato’ il format in Emilia-Romagna.

Un luogo inedito e incantevole e un ospite d’eccezione. Non poteva avere migliore esordio il Festival del Sarà a Sasso Marconi, alle porte di Bologna,che ieri 23 ottobre ha di fatto iniziato la sua avventura emiliana con l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi.

Il professore era atteso da tutti: ospiti, relatori, giornalisti e ‘padroni di casa’ hanno aspettato con fremito il suo ingresso a Palazzo de’ Rossi, antico borgo medievale del 1476 che ha scelto di divenire la ‘casa’ bolognese del festival nato a Termoli. Con l’umiltà che lo contraddistingue da sempre, il suo sorriso bonario e porgendo il braccio alla sua signora, Romano Prodi è stato accolto dal patron della residenza, il marchese Ippolito Bevilacqua Ariosti, e dall’ideatore e conduttore del Festival, il termolese Antonello Barone.

Ma prima di iniziare la serata, il professor Prodi si è concesso ai microfoni anticipando la sua idea sul tema oggetto della serata e non solo. A lui si è chiesto un parere sull’argomento che sarà al centro della seconda serata dell’evento (oggi 24 ottobre) ovvero la sfida della democrazia, ‘Rappresentativa vs diretta’. Incisivo e lapidario il suo giudizio: “La democrazia diretta è fortemente rischiosa. Ma il vero problema è che, in tutto il mondo e anche in Italia, ci si sta indirizzando verso una delega di autorità”. Il vero rischio – ammonisce dunque Prodi – non è tanto lo strumento che si utilizza quanto il fatto che “sembriamo stanchi di un processo democratico, e questo non va mica bene”.

Il progetto cinese delle Vie della Seta è stato il tema al centro del dibattito, che ha preso il via proprio dall’intervista di Antonello Barone e dalla giornalista Monica Giandotti, volto noto di Rai Tre, all’ex Premier.

Il professore ha delineato opportunità e rischi del mega investimento cinese (la stima è di 4 trilioni di dollari) di cui le rotte della Via della Seta non sono che un epifenomeno. “Il mondo si è già spostato da tempo verso Est”. All’Italia, specialista nel perdere occasioni per Prodi, si contesta di non aver saputo approfittare delle sue risorse, a partire dai porti, soppiantati da quelli del Nord Europa (Rotterdam ed Amsterdam) e perfino da quelli del Pireo.

Nel corso della serata il professor ha tratteggiato il peccato originale italiano: “Non siamo in grado di fare neanche piccoli cambiamenti” e il riferimento va anche a investimenti minimi che aprirebbero ben altri squarci sul futuro ma che non siamo in grado di fare. E il paragone con lo spirito imprenditoriale della tigre asiatica è impari. La lectio di Prodi è che “vincono i Paesi che sanno cantare in coro” e l’amaro controcanto è che “l’Italia ha perduto la speranza e il senso della comunità solidale”.

Invece il ‘treno’ costituito dagli accordi bilaterali con la Cina lo si può prendere solo attraverso l’azione forte e sinergica di un’Italia ma soprattutto di un’Europa unita. “L’Italia da sola non può far niente”,sintetizza Prodi che rammenta come per ogni italiano ci siano 23 cinesi. Dalla globalizzazione si sta passando ad un ritorno, dai contorni preoccupanti per Prodi, alla regionalizzazione. Che tradotto significa confini, muri e isolazionismo. Ma non è una partita che si può giocare a livello locale, se così fosse le conseguenze sarebbero nefaste, ad esempio, per un Paese come il nostro, e che in qualche modo già si ravvisano: gli accordi sottoscritti con la Cina qualche mese fa sono a senso unico. In più c’è il rischio – come ha ricordato la giornalista Giandotti – di essere fagocitati da una potenza che di democratico ha ben poco, e che si rischia di minare gli equilibri sanciti dal Patto Atlantico di cui facciamo parte.

Una preoccupazione condivisa e stigmatizzata anche da molti dei relatori presenti, in particolare provenienti dal mondo imprenditoriale e dalla classe politica emiliana. Con loro si è parlato soprattutto delle sfide a livello commerciale, turistico e tecnologico e della necessità di uscire dalla mentalità ‘campanilistica’. Perché se l’Italia viene divisa in 20 (regioni, ndr) il rischio è di scomparire dalle mappe che contano.

Alla discussione hanno preso parte Andrea Corsini (Assessore al Turismo e Commercio dell’Emilia-Romagna), Matteo Lepore (Assessore alla Cultura del Comune di Bologna nonché Presidente della Destinazione turistica Bologna metropolitana), Stefano Gardini (Direttore dell’Aeroporto Guglielmo Marconi), Giovanni Anceschi (giovanissimo presidente di Art-Er, start-up emiliana sui Big Data), Lucio Poma di Nomisma (Istituto di Ricerca fondato da economisti tra cui anche Romano Prodi), Giulio Magagni (presidente di Emilbanca) e, come detto, la giornalista Monica Giandotti, conduttrice tra le altre cose del programma Agora Estate. Rappresentanti delle Istituzioni, del mondo dell’impresa e della ricerca, dunque, che hanno testimoniato il loro modo di affrontare – e vincere in molti casi – le sfide dei nuovi rapporti geopolitici mondiali.

Una serata ricca di spunti e riflessioni, oltre che di idee per il futuro, che è poi proseguita con una seconda sessione cui ha preso parte il promotore del Festival, l’imprenditore molisano Nicola Cesare che ha presentato la sua indagine di mercato su “L’Italia e le sue imprese nel nuovo assetto geopolitico internazionale”, con l’obiettivo di sondare l’opinione dei cittadini riguardo al tema oggetto della serata. A commentarne i risultati alcuni imprenditori affermati con cui si è discusso anche e soprattutto di creatività.

Tra questi Nicola Fabbri, Amministratore delegato dell’azienda Fabbri che da decenni esporta il meglio dei prodotti culinari del Made in Italy in Cina; Alessia Calarota della Galleria d’Arte Maggiore che ha parlato dei due sistemi culturali e dello scambio tra artisti italiani e cinesi (“porteremo in Cina una mostra su Morandi”), il presidente di Legacoop Abruzzo Luca Mazzali e, in video, Niko Romito, lo chef abruzzese che sta facendo apprezzare la cucina italiana anche in Asia. E con le sue ‘bombe’ gourmet si è conclusa la prima serata del Festival del Sarà in terra emiliana.