L’ex premier al Festival del Sarà: «Il Campo largo: bisogna unire, ma il Pd eserciti un ruolo di guida». E poi: «Abbiamo bisogno di investire sulla nostra sicurezza. È un fatto triste, ma anche un segno di maturità»
«Abbiamo bisogno di investire sulla nostra sicurezza. È un fatto triste, ma anche un segno di maturità». Con queste parole Paolo Gentiloni, ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo, ha aperto il suo intervento al Festival del Sarà di Bergamo che inizia nel pomeriggio di venerdì 24 ottobre, dedicato al tema «L’era della supremazia», dedicato al tema «L’era della supremazia». Intervistato da Antonello Barone, ideatore del Festival. Un discorso che si è trasformato in una riflessione ad ampio raggio sulla crisi dell’ordine mondiale, la fragilità economica italiana e il futuro del centrosinistra.
L’ex premier ha tracciato una linea netta tra l’ordine nato nel Dopoguerra e l’attuale fase geopolitica: «Il mondo costruito sull’alleanza tra Stati Uniti, Europa e istituzioni internazionali – dal Fondo Monetario al Piano Marshall – si sta disgregando. L’America First non è un’invenzione recente: oggi però quella visione isolazionista ha aperto spazi a potenze come la Russia o la Turchia, che si muovono sulla base dei rapporti di forza». Secondo Gentiloni, l’Europa non ha ancora colto pienamente la portata di questo mutamento: «Siamo la società più anziana e benestante del pianeta, ma non del tutto consapevole che la nostra sicurezza dipende ormai da noi stessi».
E sul progetto di una difesa europea autonoma, condivide la valutazione del generale Carmine Masiello: «Serviranno 4 o 5 anni, ma solo se lo vogliamo davvero. Senza una regia comune e un motore economico condiviso, resterà una bella dichiarazione d’intenti».
Gentiloni ha poi sottolineato il ruolo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definito da Marc Lazar «l’unica istituzione europea ad aver lanciato per prima l’allarme sui nostri valori». «Penso che gli italiani lo abbiano capito bene – riflette l’ex premier –. Mattarella è l’erede di un percorso costruito da Ciampi e Napolitano, fondato sulla condivisione di valori patriottici e civili che uniscono il Paese».
Dalla geopolitica all’economia, l’ex commissario europeo ha invitato a non confondere la prudenza dei conti pubblici con una strategia di crescita: «La cautela è giusta, i mercati la apprezzano e ci fa risparmiare sugli interessi. Ma oggi il problema è che la crescita è quasi zero. Siamo penultimi tra le economie avanzate, subito davanti alla Germania, che potrebbe superarci presto». Gentiloni avverte: «Un Paese che si limita a contenere la spesa ma non cresce, finisce per pagare comunque di più il suo debito. Il grande dilemma del governo – e anche dell’opposizione – è come tornare a crescere».
Sul fronte politico interno, infine Gentiloni ha richiamato le forze progressiste alla responsabilità: «L’opposizione deve offrire un’alternativa seria e credibile su due terreni decisivi: la politica estera e la legge di bilancio». E sull’ipotesi di un Campo largo con un asse tra Pd, Movimento 5 Stelle e Italia Viva, non ha dubbi: «Bisogna unire tutte le forze disponibili. È una delle regole più ovvie della politica». Nessuna preclusione, nemmeno per Matteo Renzi: «Certo, anche lui. Ma il punto è che i partiti maggiori, in particolare il Pd, devono esercitare il loro ruolo di guida, non delegarlo».

