Nella cornice solenne della Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, nel cuore di Piazza di Pietra, la tappa romana dell’XI edizione del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro porterà al centro del dibattito una questione spesso sottovalutata quando si parla di equilibri globali: il potere della narrazione. L’11 marzo 2026, accanto a esponenti delle istituzioni e del mondo economico, salirà sul palco anche Alessandra Sardoni, volto autorevole del giornalismo politico italiano, protagonista di un confronto dedicato al ruolo dell’informazione in un tempo segnato dalla competizione tecnologica e geopolitica.
Il tema generale dell’edizione, “L’era della Supremazia. Geopolitica. Tecnologia. Energia”, richiama immediatamente scenari militari ed economici, ma nella visione del Festival ideato e diretto da Antonello Barone la supremazia si gioca anche sul terreno immateriale della comunicazione. In un’epoca in cui i conflitti si combattono non solo con armi convenzionali ma attraverso campagne di disinformazione, manipolazioni algoritmiche e polarizzazione dell’opinione pubblica, il sistema dell’informazione diventa esso stesso attore strategico.
Alessandra Sardoni, che da anni osserva e racconta i meccanismi del potere politico attraverso la televisione e l’analisi parlamentare, porterà al Festival una riflessione maturata sul campo. La sua esperienza professionale, legata a un giornalismo che coniuga approfondimento e rigore istituzionale, le consente di cogliere la trasformazione del rapporto tra politica e media. Se un tempo l’informazione era prevalentemente strumento di racconto e verifica, oggi è parte integrante del gioco strategico. Le scelte di politica estera, le decisioni sulla difesa, le strategie energetiche vengono immediatamente tradotte in narrazioni che influenzano mercati, consenso e percezione della sicurezza.
Nel dialogo con Antonello Barone, fondatore del Festival, il tema potrà essere sviluppato partendo da una constatazione: la supremazia contemporanea non si limita alla dimensione materiale del potere, ma passa attraverso la capacità di orientare l’immaginario collettivo. Le piattaforme digitali, con i loro algoritmi opachi, hanno ridefinito il concetto stesso di opinione pubblica. L’informazione tradizionale si trova così a competere con un ecosistema frammentato, dove la velocità prevale spesso sulla verifica e l’emotività sulla complessità.
Sardoni può offrire una chiave di lettura preziosa su come il giornalismo politico stia affrontando questa trasformazione. Raccontare la geopolitica significa oggi spiegare scenari tecnici e interdipendenze globali in un contesto in cui l’attenzione del pubblico è discontinua e fortemente influenzata dai social media. In questo quadro, la responsabilità del giornalista si amplia: non solo riportare fatti, ma contribuire a costruire uno spazio pubblico informato, capace di comprendere la portata delle scelte strategiche.
La scelta di ospitare questa riflessione all’interno della Camera di Commercio di Roma non è casuale. La competizione globale incide direttamente sui sistemi economici e produttivi, e la percezione che cittadini e imprese hanno delle dinamiche internazionali influenza comportamenti e aspettative. L’informazione diventa così un fattore di stabilità o di instabilità. Un racconto distorto può amplificare paure e incertezze; un’informazione accurata può invece favorire consapevolezza e coesione.
Nel contesto del Festival del Sarà, che ambisce a mettere in dialogo politica, economia e cultura, la presenza di Alessandra Sardoni rappresenta il riconoscimento del ruolo centrale dei media nel definire il campo della supremazia contemporanea. Non si tratta soltanto di descrivere il potere, ma di comprenderne le trasformazioni e le implicazioni democratiche. Se la tecnologia e l’energia sono le nuove leve della competizione tra Stati, la comunicazione è il terreno su cui quella competizione viene percepita, interpretata e talvolta amplificata.
Il confronto romano offrirà dunque l’occasione per interrogarsi su una domanda cruciale: in un’epoca dominata dalla velocità digitale e dalla pressione dell’immediatezza, può il giornalismo mantenere la sua funzione critica e di garanzia democratica? La risposta, nella prospettiva del Festival, non riguarda soltanto la categoria professionale dei giornalisti, ma la qualità stessa della democrazia. Perché nell’era della supremazia globale, la battaglia decisiva potrebbe essere quella per la credibilità dell’informazione.
Fonte: www.primonumero.it

