Nella tappa romana dell’XI edizione del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro, in programma l’11 marzo 2026 nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, il concetto di “supremazia” verrà esplorato non soltanto nella sua dimensione geopolitica ed energetica, ma anche in quella più sottile e pervasiva della trasformazione digitale. Tra i protagonisti del confronto ci sarà Barbara Carfagna, giornalista e conduttrice Rai, da anni impegnata nell’analisi delle implicazioni sociali e politiche dell’innovazione tecnologica.
Il Festival, ideato e diretto da Antonello Barone, ha scelto per questa edizione il titolo “L’era della Supremazia. Geopolitica. Tecnologia. Energia”, un filo conduttore che mette in relazione potere, innovazione e nuove gerarchie globali. Nella visione della manifestazione, la tecnologia non è più soltanto uno strumento di progresso economico, ma una leva strategica che ridefinisce equilibri tra Stati e modelli di società. È su questo crinale che si colloca il contributo di Barbara Carfagna, chiamata a riflettere su come l’avanzamento tecnologico incida sui diritti, sulle libertà e sulla qualità della democrazia.
Nel dialogo con Antonello Barone, il confronto potrà partire da una constatazione ormai evidente: la supremazia nel XXI secolo si misura sempre più nella capacità di controllare e sviluppare tecnologie chiave, dall’intelligenza artificiale alla gestione dei dati, dalle piattaforme digitali alle infrastrutture di rete. Tuttavia, questa corsa all’innovazione produce effetti che vanno oltre la competizione economica. Le decisioni sugli algoritmi che regolano l’accesso alle informazioni, sulle modalità di raccolta e utilizzo dei dati personali, sulla governance delle piattaforme globali, hanno un impatto diretto sulle libertà individuali e sulla distribuzione del potere.
Carfagna, nel suo percorso professionale, ha spesso indagato la relazione tra progresso scientifico e responsabilità pubblica, ponendo l’accento sulla necessità di una cultura digitale diffusa e consapevole. In un contesto segnato da una crescente concentrazione di potere tecnologico nelle mani di pochi attori globali, la questione non è soltanto chi detiene la supremazia, ma quali regole ne disciplinano l’esercizio. Il rischio, in assenza di un quadro normativo adeguato, è che l’innovazione finisca per accentuare disuguaglianze e vulnerabilità invece di ridurle.
La cornice del Festival del Sarà offre lo spazio ideale per questo tipo di riflessione. La scelta della Camera di Commercio di Roma come sede dell’evento sottolinea la connessione tra dimensione economica e impatto sociale delle trasformazioni tecnologiche. Le imprese sono chiamate a innovare per restare competitive, ma allo stesso tempo devono confrontarsi con standard etici e normativi sempre più stringenti. In questo equilibrio si gioca una parte decisiva della credibilità dei sistemi democratici occidentali.
Nel contesto globale attuale, la competizione tecnologica è diventata uno dei principali terreni di confronto tra modelli politici differenti. L’uso dell’intelligenza artificiale per il controllo sociale, la sorveglianza di massa e la profilazione avanzata rappresenta una possibilità concreta in alcune aree del mondo. Di fronte a questo scenario, l’Europa e l’Italia sono chiamate a definire un approccio che coniughi competitività e tutela dei diritti. Il contributo di Barbara Carfagna può aiutare a chiarire come la regolazione dell’innovazione non debba essere letta come un freno, ma come uno strumento di equilibrio e garanzia.
Il dialogo previsto al Festival non si limiterà dunque a una riflessione teorica. Sarà piuttosto un’occasione per interrogarsi su come la società italiana stia affrontando la trasformazione digitale e su quale consapevolezza esista rispetto alle sue implicazioni politiche. In un’epoca in cui la supremazia passa anche attraverso la capacità di governare l’algoritmo, la posta in gioco è la tenuta stessa del patto democratico.
All’interno di un programma che mette in relazione geopolitica, energia e tecnologia, la voce di Barbara Carfagna rappresenta un invito a non separare la dimensione dell’innovazione da quella dei valori. Se la competizione globale impone scelte rapide e strategiche, la democrazia richiede tempo, confronto e responsabilità. È in questo spazio di tensione che si gioca il futuro evocato dal Festival del Sarà, e che il contributo della giornalista Rai potrà offrire elementi di analisi e consapevolezza per orientare il dibattito pubblico.
Fonte: www.primonumero.it

