Ad Astino l’ex ministro Cingolani rilancia sul nucleare: «Basta sciocchezze»
Gori: «Rinnovabili, troppe lungaggini». Carnevali: «Da soli non si conta nulla»
di Lorenzo Catania – L’Eco di Bergamo, 24 ottobre 2026
Il primo «Premio Sarà», istituito dall’omonimo «Festival del Sarà», lo ha ricevuto ieri ad Astino l’ex ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Da fisico, accademico, uomo di governo e d’industria (è stato fino a pochi mesi fa amministratore delegato di Leonardo), ha attraversato quei mondi «portando ovunque la stessa convinzione: che la libertà di un popolo comincia dalla sua capacità di non dipendere».
Il confronto ad Astino
Principio che Cingolani ha rievocato più volte nei «Dialoghi sul futuro» con Antonello Barone, fondatore del Festival del Sarà, che ieri ha inaugurato la 12ª edizione a Bergamo nella sede del Copenhagen Institute of Interaction Design di Astino.
Un’indipendenza che per l’ex ministro ha due grandi volti. Quella tecnologico-militare da un lato e quella energetica dall’altro. «La guerra è un rischio serio, ma l’esercito europeo non si realizzerà mai. Bisogna accelerare federando i vari sistemi di difesa, che devono parlarsi tra loro, così come i dati, che vanno condivisi per rilevare possibili minacce. Come lo fai? Con l’Intelligenza artificiale che è più veloce», dice Cingolani, che però proprio sull’innovazione mette in guardia: «La tecnologia non è democratica. È una gara, il più veloce vince». E l’Europa non sembra esserlo. Per una questione di consapevolezza e di conoscenza: «Siamo atrofizzati intellettualmente – dice –. Quanto stiamo investendo sulla scuola e sull’università?».
Sull’energia invece serve «dire la verità» per l’ex ministro: «Da questo momento di crisi dobbiamo imparare a essere onesti. Sul nucleare basta sciocchezze. Un kilowatt di energia col nucleare produce 5 grammi di CO2, uno con il fotovoltaico 17 grammi. Con il gas diventano 500, col carbone mille. Sul nucleare abbiamo agito d’impulso chiudendo tutto sull’onda dell’emozione».
Un tema sul quale ha riportato alla riflessione anche un altro ospite della prima tappa del Festival, l’europarlamentare Giorgio Gori (Pd): «Sul nucleare la mia stessa forza politica, secondo me sbagliando, continua a non abbracciare questa possibilità». Un errore anche perché per Gori «sull’implementazione delle rinnovabili non siamo agendo abbastanza velocemente, ci sono permessi troppo lunghi e regioni che si mettono di traverso».
Il ruolo dell’Unione
Il problema dell’Unione europea, comunque, per lui resta uno: «La sua maggiore debolezza è la frammentazione». Fragilità che con le prossime elezioni in Francia e Spagna potrebbero peggiorare: «Governi sovranisti a Parigi e Madrid sarebbero un grosso problema. Marine Le Pen ha già detto che dimezzerà il contributo della Francia all’Ue».
Di sovranismi, guardando alle proteste che stanno attraversando l’Europa, ha parlato nei saluti di apertura anche la sindaca Elena Carnevali: «In questi giorni di dura crisi, che stanno bloccando l’Italia anche con la possibilità di avere beni alimentari, chiudersi nei sovranismi è la scelta più sbagliata che possiamo fare. Da soli non contiamo nulla», ha detto Carnevali, che ha messo l’accento sulla necessità di superare il «maledetto diritto di veto». Un’Europa più unita darebbe anche garanzia «di tornare a un contesto di pace che oggi sentiamo sempre più fragile».
È ciò che chiede anche chi rappresenta le imprese: «Un’economia come la nostra non può che avere bisogno di un’Europa unita e protagonista, che non si faccia limitare dal diritto di veto o schiacciare da Usa e Cina – ha concluso Giovanni Zambonelli, presidente della Camera di Commercio di Bergamo –. L’Europa per noi è una necessità».
Fonte: L’Eco di Bergamo

