Il dibattito nella Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale. Progettare un attacco: l’azione dei droni, il ruolo dei soldati e l’uso di sensori.
L’ntelligenza artificiale aiuta a progettare un attacco. I droni agiscono. I soldati sono osservati da entrambi gli schieramenti, attraverso l’uso di sensori e satelliti. I mercenari sul campo uccidono, e vengono pagati per farlo. Insomma ‘La guerra è cambiata’, citando il libro di Alessandro Arduino (Einaudi). Ma quanto? E in che modo? Domande a cui hanno cercato di rispondere Agnese Pini, direttrice QN-Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, e Antonello De Oto, professore di Diritto interculturale all’Università di Bologna. Un panel, ricco di spunti, che ha animato il ‘Festival del Sarà-Dialoghi sul futuro’, giunto all’undicesima edizione e che ha fatto tappa a Bologna alla Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale. A moderare l’incontro ci ha pensato l’ideatore del Festival Antonello Barone. Supremazia, geopolitica, tecnologia e automotive sono state alcune delle chiavi di una giornata che ha visto tra i presenti anche Alec Ross, Distinguished Adjunct Professor alla Bologna Business School, Vittorio Emanuele Parsi, professore di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica, e Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend. “La guerra è cambiata, sta cambiando. Le guerra lampo sono solo una illusione. L’Intelligenza artificiale combatte e fa parte degli eserciti moderni, vedi le manovre degli Stati Uniti in Venezuela e in Iran: è una parte integrante del sistema e fa errori”, spiega Arduino che nel suo libro porta un’esperienza ventennale in Cina e una conoscenza diretta degli attori coinvolti, con interviste sul campo, ricerche in zone di conflitto e citazione di fonti dirette e primarie. Un concetto, quello dell’innovazione, trattato nel dettaglio anche dalla direttrice Pini. “La guerra è anche tecnologia e propaganda. Ma nessuna tecnologia ha ridotto il tempo della guerra o dato tempi certi rispetto al suo esito. Dobbiamo chiederci qual è l’obiettivo di un conflitto e quando si vince, mettendo la parola fine. Ma non basta una guerra per liberare da un regime. Serve ricostruire dalle ceneri. E l’Italia e l’Europa, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ci sono riuscite. Costruendo democrazia tra gli stessi popoli che combattevano”. Proprio l’Unione europea è stata una delle chiavi dell’intervento della direttrice Pini: “Non c’è un’alternativa. Ha governi, lingue e tradizione diverse che riescono a cooperare insieme. Sì, vero, ha dei limiti, ma non è una voce dissonante a mettere in discussione un progetto”. Anche il professor De Oto ha spiegato alcune dinamiche geopolitiche, dagli Stati Uniti alla Turchia, passando per la Libia, Israele e l’India. “Anche nei modelli che riteniamo perfetti e vendiamo al mondo ci sono criticità”. Dinamiche diverse, trasformazione dei conflitti e automazione sono stati i temi al centro del contributo di Massimiliano Panarari, docente Unimore ed editorialista per La Stampa: “Il contesto è cambiato. E bisogna indagare, riflettere e discutere in profondità per superare le condizioni di impotenza”, ha spiegato in un video. Ma tre verità, citando il libro, restano immutate: la guerra non sarà mai breve, mai economica, mai senza vittime.
Fonte: www.ilrestodelcarlino.it

