C’è un posto in cui il Festival del Sarà rimane visibile anche al di fuori delle serate in Piazza Duomo, anche prima che il pubblico prenda posto sotto le stelle adriatiche. Dal 1° al 20 luglio la libreria Ubik di Corso Nazionale 33, nel cuore del passeggio termolese, espone in vetrina tutti i libri dell’undicesima edizione del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro, segnalati da una vetrofania con il logo della manifestazione: dieci titoli in bella vista, selezionati tra quelli presentati nel corso delle cinque tappe che hanno attraversato Bergamo, Roma, Torino, Bologna e ora Termoli.
Non è un gesto decorativo. Ubik ha aperto a Termoli nel novembre 2025, diventando in pochi mesi un punto di riferimento culturale per la città: 120 metri quadrati di spazio nel centro storico, aperta tutti i giorni con orari che si prolungano fino a sera, gestita da una squadra di giovani libraie guidate dalla direttrice Ilaria Mariotti. La sua collocazione su Corso Nazionale, la principale arteria pedonale del centro, la rende il luogo ideale per costruire un presidio fisico attorno a un festival che lavora sulle idee: libri in vetrina significano idee in circolazione anche per chi non frequenta convegni, per chi passa, si ferma, legge un titolo e si fa una domanda.
Inoltre nelle tre serate del 17, 18 e 19 luglio, la libreria Fahrenheit, storica libreria indipendente di via Cina, che a dicembre festeggerà i suoi diciassette anni di attività, allestirà un corner-book direttamente in Piazza Duomo, a pochi passi dal palco, per consentire al pubblico di acquistare sul posto i libri presentati durante le serate. Un presidio fisico che trasforma la piazza non solo in luogo di ascolto ma in luogo di condivisione di sapere.
Fahrenheit è una realtà nota a chiunque abbia a cuore la vita culturale di Termoli. Danilo Rana, figura centrale nella comunità dei lettori locali, da anni anima il negozio con gruppi di lettura e appuntamenti che hanno fatto della libreria uno spazio di incontro oltre che di vendita. Portare Fahrenheit in piazza per tre notti consecutive significa innestare quella storia e quella fiducia accumulata dentro il cuore dell’evento, con la competenza di chi i libri li conosce davvero e sa consigliarli.
I titoli disponibili coprono l’intera mappa tematica dell’edizione. Per la quinta tappa di Termoli: “Alleati digitali. La nostra IA personale” di Guido Saracco (Editori Laterza); “Come si va in guerra. Propaganda, interessi, ideologie: cosa infiamma lo scontro tra potenze” di Manlio Graziano (Feltrinelli); “La stagione dell’identità. Dalla Brexit a Trump, perché orgoglio e valori contano più di salari e welfare” di Domenico Petrolo (Orizzonti Franco Angeli); “Arcipelago delle realtà” di Andrea Colamedici (UTET); “Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia” di Stefano Cappellini (UTET); “Estremi. Il mondo in bilico tra caos e polarizzazione” di Gianluca Ansalone (Guerini e Associati); “Gentilezza in prestito. Perché la leadership empatica salverà il mondo”, in cui Antonello Barone intervista Andrea Di Vincenzo (Ianieri Edizioni).
A questi si aggiungono i titoli presentati nelle tappe precedenti dell’undicesima edizione: “La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari” di Alessandro Arduino (Giulio Einaudi editore); “Contro gli imperi. Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale” di Vittorio Emanuele Parsi (Saggi Bompiani); “The Italian Dream. Riprendersi il futuro” di Alec Ross (Feltrinelli).
Dieci libri, cinque città, undici anni di Festival: la vetrina di Ubik su Corso Nazionale e il corner di Fahrenheit in Piazza Duomo costruiscono insieme una presenza fisica del Festival che attraversa la città da un capo all’altro, dal passeggio diurno alla piazza notturna. Due librerie con storie diverse: una giovane e centrale, l’altra radicata e indipendente, che scelgono di accompagnare lo stesso progetto culturale ciascuna con i propri strumenti. Non saggi di accompagnamento, non volume-ricordo, ma libri che entrano nel vivo delle questioni che il Festival porta in piazza: la guerra, il potere, l’identità, la tecnologia, la democrazia sotto pressione. Tenerli in vetrina per venti giorni e venderli sotto le stelle per tre notti è il modo più concreto per dire che quelle questioni non si esauriscono in un applauso ma possono abitare le case, i comodini e arricchire le riflessioni di chi li porta via.
Fonte: www.primonumero.it

