La professoressa di Bologna che studia le infrastrutture dati come strumenti di potere porta a Torino la sua ricerca sull’Europa che si costruisce attraverso algoritmi.
C’è un’infrastruttura invisibile che decide, ogni giorno, chi può attraversare i confini d’Europa e chi no. Si chiama Eurodac, è una banca dati di impronte digitali, e insieme ad altri sistemi interconnessi — VIS, SIS, ETIAS, EES — forma una delle reti di classificazione biometrica più capillari del mondo. Chi entra in questi database ottiene uno status, una categoria, un destino burocratico. Chi ne resta fuori — o ci entra nel modo sbagliato — può trovarsi bloccato in un limbo da cui è difficile uscire.
Annalisa Pelizza studia questi sistemi da quando, nel 2017, ha ottenuto dall’European Research Council un finanziamento di eccellenza per il progetto ‘Processing Citizenship’: un’indagine sulle infrastrutture digitali di registrazione dei migranti come strumenti attraverso cui l’Europa si co-produce come entità politica. La sua tesi, sviluppata in anni di ricerca etnografica e sociologica, è che i database non sono strumenti neutri di amministrazione: sono dispositivi che costruiscono categorie, gerarchie, identità. Chi progetta questi sistemi decide — spesso inconsapevolmente, a volte deliberatamente — chi conta come persona e chi no.
Professoressa di Science and Technology Studies all’Università di Bologna, già Associate Professor all’Università di Twente in Olanda, Pelizza porta al Festival del Sarà una prospettiva accademica rigorosa ma profondamente politica. Perché la domanda che la sua ricerca pone — chi governa i sistemi che ci governano? — è esattamente la domanda al cuore del panel ‘Sovranità, conoscenza, algoritmi’. In un’epoca in cui le decisioni algoritmiche toccano l’accesso al credito, l’assegnazione delle case popolari, la gestione delle frontiere, la sorveglianza degli spazi pubblici, la questione della responsabilità democratica di questi sistemi non può più essere lasciata ai tecnici.
Il confronto con Piero Benassi, che ha vissuto dall’interno i meccanismi della governance europea, con Andrea Colamedici, che analizza l’impatto filosofico e culturale dell’IA, e con Elisa Martinotti, che porta la dimensione istituzionale, promette di essere uno dei momenti più densi delle due giornate torinesi. La specificità del lavoro di Pelizza è di portare la complessità empirica — casi concreti, sistemi reali, persone reali intrappolate in database — in un dibattito che rischia di restare troppo astratto.
Fonte: www.primonumero.it

