La ricercatrice sui media e l’intelligenza artificiale porta a Torino una riflessione sugli anticorpi culturali e tecnologici alla post-verità algoritmicamente generata.
C’è una domanda che i filosofi e gli epistemologi discutono da secoli e che l’intelligenza artificiale ha reso improvvisamente urgente per tutti: cos’è la verità? Non nel senso astratto e metafisico, ma nel senso pratico e politico: come si stabilisce cosa è reale, chi ha l’autorità di dirlo, e cosa succede quando quella autorità viene sistematicamente erosa da strumenti capaci di produrre finzioni indistinguibili dalla realtà?
Greta Cristini affronta questa domanda dal punto di vista della ricerca sui media e sull’intelligenza artificiale, portando al panel ‘Frontiere della verità’ una prospettiva che completa quella di Gabriele Segre sulle dinamiche geopolitiche della disinformazione. Mentre Segre mappa i vettori e gli attori della manipolazione informativa, Cristini si concentra sugli effetti — cognitivi, sociali, democratici — di un ecosistema mediatico in cui la fiducia nei contenuti si è fondamentalmente sgretolata.
Perché l’impatto più profondo dell’era della post-verità non è che le persone credano alle bugie: è che smettano di credere alla verità. Quando ogni immagine può essere stata generata da IA, quando ogni video può essere un deep fake, quando ogni citazione può essere stata fabbricata, la risposta razionale — ma democraticamente catastrofica — è il cinismo epistemologico: non fidarsi di nulla, chiudersi nelle bolle informative della propria tribù, rinunciare alla possibilità stessa di un terreno condiviso su cui costruire il dibattito democratico.
Al Festival del Sarà, Cristini non si limiterà a descrivere il problema — già noto — ma cercherà di rispondere alla domanda più difficile: esistono anticorpi? Culturali, tecnologici, istituzionali? Come si costruisce una literacy mediale capace di resistere alla manipolazione nell’era dell’IA? E come si può difendere l’idea stessa di sfera pubblica democratica in un contesto in cui i confini tra informazione e propaganda, tra notizia e narrazione, tra reale e artificiale sono diventati strutturalmente porosi?
Fonte: www.primonumero.it

