Il Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro ha sempre cercato di anticipare le grandi trasformazioni della contemporaneità, e nell’edizione 2025 la riflessione si fa ancora più profonda, toccando il cuore del rapporto tra essere umano e tecnologia. Nella serata del 18 luglio a Termoli, sotto il titolo generale ‘Incognita Occidentale. Democrazia / Economia / Libertà’, uno dei momenti più attesi sarà l’intervento di Maurizio Ferraris, tra i filosofi italiani più influenti a livello internazionale, professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Torino.
Ferraris dialogherà con la giornalista RAI Barbara Carfagna su un tema cruciale e attualissimo: Il senso della delega nell’era dell’intelligenza artificiale. In un mondo in cui affidiamo ogni giorno più scelte, decisioni e processi cognitivi ad algoritmi, software e piattaforme intelligenti, la domanda filosofica non è più solo tecnica o etica, ma radicalmente politica e antropologica. Che cosa significa essere cittadini in un’epoca in cui il potere decisionale è sempre più automatizzato?
Il professor Ferraris, noto per il suo lavoro sul ‘realismo positivo’ e per aver esplorato la natura documentale della realtà nell’era digitale, porterà a Termoli una riflessione che intreccia filosofia, scienza dei dati e storia delle idee. L’Occidente, secondo la sua prospettiva, vive una fase di trasformazione profonda della nozione di autonomia: se per secoli la libertà è stata pensata come autodeterminazione dell’individuo razionale, oggi essa si confronta con sistemi intelligenti che apprendono e decidono sulla base di logiche opache.
Nel contesto del Festival, che quest’anno indaga l’identità occidentale tra democrazia, economia e libertà, Ferraris offrirà un’interpretazione che rifiuta tanto il rifiuto apocalittico della tecnologia quanto l’entusiasmo acritico. In particolare, il filosofo solleverà interrogativi su cosa significhi delega nell’ambito dell’AI: fino a che punto possiamo o vogliamo affidarci a un’intelligenza non umana? Quali aspetti della nostra vita – dalla selezione delle notizie alle scelte mediche, dalle sentenze ai modelli di consumo – stiamo già cedendo a entità non trasparenti?
Non si tratta solo di un dibattito astratto. Ferraris ha sottolineato più volte come il rischio principale non sia l’intelligenza artificiale in sé, ma l’ignoranza umana di fronte a essa. Il pericolo è che, per pigrizia o fiducia mal riposta, si smetta di esercitare il pensiero critico. In questo senso, la questione della delega diventa un nodo etico-politico: cosa vogliamo mantenere come nostro compito, e cosa siamo disposti ad affidare ad altri, umani o non umani che siano?
Il dialogo con Barbara Carfagna – che da anni indaga l’impatto del digitale e dell’innovazione tecnologica nelle sue inchieste – promette di offrire una prospettiva ampia e accessibile su queste complesse dinamiche. Il pubblico di Piazza Duomo potrà così partecipare a una riflessione che tocca la quotidianità di tutti: dalle app di traduzione automatica alle piattaforme di raccomandazione dei contenuti, dalla gestione sanitaria alla sicurezza pubblica, la questione della delega è ovunque.
A rendere ancora più significativo questo intervento è il contesto: Ferraris si inserisce in una serata che ha già visto protagonisti esperti di geopolitica, filosofia e relazioni internazionali. Il suo intervento chiude idealmente la prima giornata del Festival mettendo l’accento su quella libertà, terzo termine del sottotitolo della rassegna, che oggi va ripensata non solo nei confronti degli Stati o delle élite economiche, ma anche delle macchine.
In un’epoca che accelera verso l’automazione pervasiva l’Occidente potrà preservare il suo spirito democratico e liberale solo se saprà riaffermare il valore della responsabilità, della consapevolezza e del pensiero critico. È questa la sfida della nuova modernità.
Fonte: www.primonumero.it

