Ma il Festival non è solo contenuto: è anche forma, bellezza, identità urbana. Nei giorni che precedono l’evento, Termoli si trasforma in una città-festival. Le strade del centro, da Corso Nazionale al Borgo Antico, sono punteggiate da totem colorati, poster informativi, brochure distribuite nei negozi che raccontano la manifestazione e i suoi protagonisti.
Nel cuore dell’estate molisana, Termoli si prepara a vivere la terza tappa della decima edizione del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro, dal 18 al 20 luglio 2025, in Piazza Duomo. Un appuntamento diventato ormai tradizione, che quest’anno celebra la decima edizione di confronti, visioni, e soprattutto dialoghi autentici, senza filtri né barriere.
Il senso profondo del Festival affonda le radici in una convinzione semplice e potente: è il dialogo che ci rende umani. Come raccontato dallo stesso fondatore Antonello Barone in un sentito intervento pubblicato su LinkedIn, il Festival è nato per offrire uno spazio libero, accessibile, aperto, dove nessun divieto d’accesso sia mai possibile – né sociale, né ideologico, né culturale. In un tempo segnato da polarizzazioni, da muri materiali e simbolici, il Festival del Sarà si è imposto come un’oasi di ascolto reciproco, dove esperti, politici, scienziati, studenti e cittadini si confrontano a partire da domande condivise.
Il titolo dell’edizione 2025 – “Incognita Occidentale. Democrazia, Economia, Libertà” – è una chiamata urgente a interrogarsi su chi siamo e dove stiamo andando. Le tensioni geopolitiche, le transizioni tecnologiche, la crisi climatica e l’incertezza sociale impongono una riflessione ampia, interdisciplinare, plurale. Da qui la scelta di portare in Piazza Duomo figure come Milena Gabanelli, il generale Carmine Masiello, l’ambasciatore Piero Benassi, il filosofo Maurizio Ferraris, l’europarlamentare Giorgio Gori, studiosi come Gilles Gressani, Adele Rugini, giornalisti come Barbara Carfagna, Stefano Cappellini, Andrea Vignali, Monica Giandotti, manager come Fabio Pressi, Stefano Gardini, Veronica Pamio, Francesca Sofia, giovani imprenditrici e accademici, in un intreccio generazionale e professionale che riflette la complessità del nostro tempo.
Ma il Festival non è solo contenuto: è anche forma, bellezza, identità urbana. Nei giorni che precedono l’evento, Termoli si trasforma in una città-festival. Le strade del centro, da Corso Nazionale al Borgo Antico, sono punteggiate da totem colorati, poster informativi, brochure distribuite nei negozi che raccontano la manifestazione e i suoi protagonisti. Le vetrine espongono i materiali ufficiali, diventando parte integrante della narrazione visiva del Festival. Ogni angolo del centro vibra di parole, volti, date, suggestioni: è la città che dialoga con i suoi abitanti e con i turisti, trasformandosi in un palcoscenico vivo, accessibile e condiviso.
Questa cura per il decoro urbano come dispositivo culturale non è casuale. Fa parte della visione del Festival: la cultura non deve restare chiusa nelle aule o nei teatri, ma uscire all’aperto,contaminare gli spazi pubblici, creare connessione tra contenuti e comunità. A Termoli, il Festival è diventato un elemento identitario, che ogni anno rinnova il patto tra pensiero e territorio.
Allo scoccare della decima edizione, ‘il Sarà’ non è solo una rassegna: è un’idea in movimento. Un’idea che si nutre del dubbio, della complessità, della voce di chi ancora crede che il futuro si costruisca parlando – e soprattutto ascoltando.
Fonte: www.primonumero.it

