Ricercatore post-dottorale alla Venice School of Management di Ca’ Foscari, Direttore delle Relazioni Istituzionali del CAMI (Center for Automotive and Mobility Innovation), membro del Comitato Tecnico Scientifico di OTEA. Porta al panel i risultati dell’Osservatorio sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Automotive Italiano — la fonte di dati più rigorosa disponibile sulla filiera.
L’Osservatorio sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Automotive Italiano – OTEA è uno dei rari esempi italiani di ricerca scientifica continua su un settore industriale strategico. Nato dalla collaborazione tra il CAMI della Venice School of Management di Ca’ Foscari, Motus-E e il CNR, produce ogni anno un rapporto basato su database di migliaia di imprese della filiera e su survey che misurano come le aziende percepiscono e affrontano la trasformazione tecnologica in atto. Non è una ricerca di parte: è un’analisi scientifica con le imprecisioni e la profondità che solo il metodo accademico può garantire.
Bruno Perez Almansi è uno dei protagonisti intellettuali di questo progetto. Ricercatore post-dottorale alla Venice School of Management di Ca’ Foscari, dove ricopre anche il ruolo di Direttore delle Relazioni Istituzionali del CAMI, ha un percorso di ricerca che parte dall’economia industriale argentina e si è poi spostato sull’analisi della filiera automotive italiana ed europea nel contesto delle catene globali del valore. Porta a OTEA una prospettiva comparata rarissima: sa come funziona l’industria automotive in America Latina, in Asia, in Europa, e può confrontare i modelli.
I risultati delle ultime edizioni del rapporto OTEA parlano chiaro: la filiera italiana è sotto pressione, le trasformazioni tecnologiche stanno ridisegnando la domanda di competenze e componenti, e molte imprese faticano ad adattarsi alla velocità del cambiamento. Ma i dati mostrano anche segnali di resilienza, aziende che investono, che innovanno, che trovano nuovi mercati. La crisi non è fatale: è un momento di biforcazione.
A Bologna, Perez Almansi porta questi dati nel confronto con la ricerca di Pregliasco,che misura le percezioni e con Pressi e Vavassori che operano sul mercato e lo rappresentano istituzionalmente. Il suo contributo è quello del ricercatore che non ha posizioni da difendere e non ha contratti da tutelare: porta i numeri e lascia che parlino, nella consapevolezza che capire cosa sta succedendo davvero è la precondizione per decidere cosa fare.
Fonte: www.primonumero.it

