Perché milioni di elettori scelgono di votare contro i propri interessi economici? Perché la Brexit ha vinto anche in aree dell’Inghilterra che avevano tutto da perdere dall’uscita dall’Unione Europea? Perché Trump continua a raccogliere consenso tra chi guadagna poco e non ha motivi razionali per farlo? Perché la sinistra europea, nonostante decenni di lotte per la redistribuzione del reddito, continua a perdere terreno tra i ceti popolari? Queste domande stanno al centro del lavoro di Domenico Petrolo, che il 18 luglio porterà a Piazza Duomo Termoli il suo libro “La stagione dell’identità” nel panel “Identità e democrazia ai tempi dell’AI” dell’undicesima edizione del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro.
Petrolo è fondatore e direttore di Cuntura, società specializzata in strategia, comunicazione, pubbliche relazioni, networking e diplomazia e ha una lunga esperienza nel campo della strategia elettorale e della comunicazione politica. Dal 2015 al 2018 ha coordinato la campagna 2×1000 per il Partito Democratico nazionale, partecipando a numerose campagne nazionali e locali. Conosce dall’interno i meccanismi del consenso e le ragioni per cui le ricette tradizionali smettono di funzionare: la sua non è la prospettiva dell’osservatore distaccato, ma di chi ha vissuto la crisi della sinistra italiana dal di dentro, cercando di capirne le ragioni strutturali più che i responsabili contingenti.
Il libro, pubblicato da Franco Angeli nel febbraio 2026, propone un’analisi di come si sta spostando il consenso in Occidente descrivendone le derive ma anche le chiavi per interpretarlo. La tesi è scomoda per tutti: oggi il consenso non si costruisce più soltanto su reddito, bonus o promesse di welfare, ma sul bisogno di riconoscimento, di dignità, di appartenenza. I populisti lo hanno compreso benissimo; i conservatori tradizionali faticano perché a destra c’è sempre qualcuno più bravo a costruire muri; per i progressisti il tema dell’identità è come la kryptonite per Superman – considerano l’identità tradizionale un retaggio del passato mentre esaltano le identità multiculturali e cosmopolite. L’angolo prospettico è dichiaratamente empirico: Petrolo ha costruito la propria analisi attraverso interviste a figure come Romano Prodi e lo storico Philipp Blom, confrontando modelli diversi, dal danese al svedese, e attraversando temi delicati come integrazione, Islam radicale e conflitto valoriale senza indulgere né al populismo né ai conformismi progressisti.
A dialogare con lui saranno, tra gli altri, Markus Krienke (Università Svizzera Italiana), Riccardo Manzotti (IULM), Uljan Sharka (Domyn) e Cecilia Celeste Danesi (Università Pontificia di Salamanca), con Andrea Colamedici in collegamento video. Il panel non è convocato per dare risposte, ma per fare le domande giuste: in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è in grado di profilare ogni elettore e personalizzare ogni messaggio, la crisi identitaria che Petrolo descrive rischia di essere amplificata fino a diventare ingestibile. Capire i meccanismi prima che l’algoritmo li sfrutti è la priorità.
Fonte: www.primonumero.it

