Nel dibattito sull’intelligenza artificiale l’Italia è spesso descritta come spettatrice: grande nelle competenze individuali, piccola nella capacità di sistema, incapace di costruire campioni nazionali in grado di competere con i colossi americani e cinesi. Uljan Sharka è tra le poche figure imprenditoriali italiane che contraddicono questa narrativa con fatti concreti, non con promesse. Il 18 luglio parteciperà al panel “Identità e democrazia ai tempi dell’AI” dell’undicesima edizione del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro a Termoli, portando la prospettiva di chi costruisce AI per settori in cui l’errore ha conseguenze reali.
Sharka è fondatore e CEO di Domyn, già iGenius, azienda specializzata nello sviluppo di AI responsabile per settori regolamentati, inclusi i servizi finanziari, il governo e l’industria pesante. In precedenza ha lavorato in Apple ed è Global Innovator al World Economic Forum e membro del Board dell’AI Hub for Sustainable Development, co-guidato dalla Presidenza del G7 e dalle Nazioni Unite: un profilo che unisce costruzione d’impresa, visione internazionale e interlocuzione istituzionale ai massimi livelli. Domyn punta ad essere considerata un peer dei giganti dell’intelligenza artificiale come OpenAI, non competendo sul mercato consumer ma concentrandosi sui settori dove la qualità, la trasparenza e la sovranità del dato sono requisiti non negoziabili. Le partnership con Nvidia, Microsoft, Cisco e G42 raccontano di un’azienda italiana che ha scelto di costruire alleanze globali senza perdere la propria identità tecnologica.
La sua tesi è che l’Europa non debba rincorrere Stati Uniti o Cina sul terreno dell’AI, ma costruire una propria via per la sovranità tecnologica, fondata su un’AI che sia per definizione responsabile, verificabile, adatta a contesti regolamentati. Nel panel del 18 luglio, che affronta il rapporto tra identità, democrazia e intelligenza artificiale, la presenza di Sharka introduce la dimensione industriale e tecnica: non solo cosa fa l’AI alle nostre identità collettive e ai nostri sistemi democratici, ma chi costruisce l’AI che ci verrà consegnata e con quali valori. Una domanda che il dibattito pubblico italiano fatica ancora a porre con la necessaria precisione e che al Festival del Sarà trova finalmente spazio.
Fonte: www.primonumero.it

