Il fondatore e direttore del Festival del Sarà protagonista con le sue domande della tappa torinese in dialogo con Fabbri Profumo, Benassi e tutti gli ospiti del Festival: una conversazione tra chi fa le domande e chi non smette di cercarne le risposte.
Esistono domande che non smettono mai di essere attuali perché la risposta cambia continuamente. ‘Cosa ci riserva il futuro?’ è la più antica e la più persistente di tutte. Antonello Barone ha scelto di farne il centro di un progetto culturale che dura da undici anni e che, tappa dopo tappa, città dopo città, ha costruito uno degli spazi di riflessione più originali del panorama italiano. Il Festival del Sarà — Dialoghi sul Futuro — non è un convegno accademico né un talk show televisivo: è un tentativo di portare il dibattito sulle grandi trasformazioni globali in contesti diversi, con pubblici diversi, costruendo ogni volta una conversazione che sia al tempo stesso rigorosa e accessibile.
L’undicesima edizione, dedicata al tema ‘L’Era della Supremazia. Geopolitica. Tecnologia. Energia’, è quella che forse meglio intercetta il momento storico in cui viviamo. La scelta di portare il Festival a Torino all’interno della Biennale Tecnologia del Politecnico non è neutra: il Politecnico è il luogo in cui la tecnologia viene studiata, insegnata, progettata. Portare qui la domanda sul rapporto tra tecnologia e potere, tra innovazione e sovranità, tra trasformazione digitale e democrazia significa mettere queste domande dove sono più scomode e quindi più necessarie.
Barone ha costruito nel tempo una rete di relatori e interlocutori che trasforma ogni tappa del Festival in una sorta di passaporto intellettuale: si parte da Bergamo, si passa per Roma, si arriva a Torino, poi a Bologna e infine a Termoli — la città molisana sul mare che è la sede originaria del Festival e che rappresenta, in qualche modo, il suo baricentro geografico e culturale. Ogni città porta una prospettiva diversa, una platea diversa, una declinazione diversa delle stesse domande fondamentali.
Nel dialogo conclusivo con Dario Fabbri, Barone non sarà solo il moderatore: sarà l’interlocutore che porta undici anni di ascolto delle voci più diverse — economisti, politici, scienziati, filosofi, diplomatici — a confrontarsi con una delle letture del mondo contemporaneo più originali e provocatorie del panorama italiano. Una conversazione tra chi costruisce le domande e chi costruisce le risposte: il modo migliore per chiudere due giorni che hanno messo in discussione quasi tutto quello che pensavamo di sapere sulla supremazia, sulla tecnologia e sul futuro.
Fonte: www.primonumero.it

