La prospettiva sulla governance digitale e le regole istituzionali nel panel sulla sovranità dell’era dell’IA.
Mentre il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale oscilla tra entusiasmo apocalittico e panico tecnofobico, esiste un lavoro meno visibile ma forse più decisivo: quello di costruire le regole, le istituzioni, i meccanismi di controllo democratico che permettano alle società di governare queste tecnologie invece di subirle. È questo il terreno su cui si muove Elisa Martinotti, la cui prospettiva sulla governance digitale è essenziale nel panel ‘Sovranità, conoscenza, algoritmi’ del Festival del Sarà.
L’Europa ha fatto negli ultimi anni uno sforzo normativo senza precedenti: il Digital Markets Act, il Digital Services Act, l’AI Act approvato nel 2024 — il primo tentativo al mondo di regolamentare sistematicamente l’intelligenza artificiale. Sono strumenti imperfetti, contestati sia da chi li trova troppo timidi sia da chi li trova troppo invasivi. Ma rappresentano il tentativo di un continente di non subire passivamente la rivoluzione digitale imposta dai colossi americani e cinesi, e di costruire invece un modello alternativo fondato su diritti, trasparenza e responsabilità.
Martinotti porta al panel la dimensione istituzionale e regolativa di questo confronto: come si traducono in norme operative concetti come ‘sovranità militare,’ ‘sovranità digitale’, ‘trasparenza algoritmica’, ‘responsabilità delle piattaforme’? Quali sono i limiti delle soluzioni puramente legislative in un contesto in cui la velocità dell’innovazione tecnologica supera di gran lunga quella dei processi normativi? E come si costruisce una governance che sia efficace senza soffocare l’innovazione?
Il confronto con Piero Benassi — che queste questioni le ha affrontate direttamente nei corridoi del Consiglio dell’UE — con Annalisa Pelizza — che mostra come i sistemi esistenti producano già effetti concreti e spesso problematici sulle vite delle persone — e con Andrea Colamedici — che porta la dimensione culturale e filosofica — promette di essere uno dei momenti più ricchi del programma torinese.
Fonte: www.primonumero.it

