L’esperto di disinformazione e media digitali inquadra a Torino come l’IA generativa abbia trasformato la manipolazione dell’informazione in arma geopolitica sistemica.
Nel settembre del 2023, un’immagine di un’esplosione nei pressi del Pentagono si diffonde sui social media americani. È falsa. Nel giro di pochi minuti provoca un crollo temporaneo dei mercati finanziari. Nessun missile è stato lanciato, nessun dato reale è cambiato: è bastata un’immagine generata da IA, diffusa da account strategicamente posizionati, per produrre effetti reali sull’economia globale. Era un saggio generale. Una dimostrazione di forza. E un avvertimento.
Gabriele Segre, esperto di geopolitica e firma del La Stampa, studia questi meccanismi — la produzione, la distribuzione e l’impatto della disinformazione nell’era dell’intelligenza artificiale generativa — con la consapevolezza che il panel ‘Frontiere della verità’ al Festival del Sarà affronta uno dei nodi più acuti del dibattito contemporaneo sulla supremazia. Perché il controllo delle narrazioni è sempre stato una dimensione del potere, ma l’IA ha cambiato le regole del gioco in modo radicale: oggi è possibile produrre testi, immagini, audio e video falsi di qualità impossibile da distinguere dall’autentico e distribuirli su scala planetaria in pochi secondi a costo quasi zero.
Le implicazioni per la democrazia sono devastanti. Le elezioni in decine di paesi — dagli Stati Uniti all’India, dalla Francia alla Turchia — sono già state oggetto di campagne di disinformazione algoritmicamente amplificate. I conflitti armati vengono ormai combattuti su due fronti simultanei: quello fisico dei missili e dei droni, e quello narrativo dei deep fake e delle notizie fabbricate. La Russia in Ucraina, Israele a Gaza, la Cina nello stretto di Taiwan: ogni teatro di conflitto contemporaneo ha una dimensione informativa parallela che spesso è altrettanto determinante di quella militare.
Insieme a Greta Cristini, Segre costruirà al Teatro Regio una mappa di questa nuova frontiera del potere: come funziona la fabbrica della disinformazione, chi ne sono gli attori, come si distingue il falso dal vero in un ecosistema saturo di contenuti artificiali, e — domanda che rimane aperta — se esiste davvero un modo per difendere la sfera pubblica democratica da questo attacco sistematico alla verità condivisa.
Fonte: www.primonumero.it

