Nel dicembre del 2015, un attacco informatico prende di mira la rete elettrica ucraina. Diverse sottostazioni vengono disabilitate. Circa 230.000 persone rimangono senza corrente per ore. È il primo attacco cyber documentato a un sistema elettrico nazionale della storia. Non sarà l’ultimo. Da allora, le infrastrutture energetiche sono diventate uno dei bersagli preferiti degli attori ostili che operano nello spazio grigio della guerra ibrida: non abbastanza violenti da scatenare una risposta militare, ma abbastanza efficaci da produrre danni economici, sociali e psicologici significativi.
Ettore Bompard è professore al Politecnico di Torino, dove si occupa di sistemi elettrici, smart grid e sicurezza delle infrastrutture energetiche. La sua specializzazione — i sistemi di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica, le loro vulnerabilità, i meccanismi di difesa e resilienza — lo rende uno degli interlocutori accademici più qualificati per affrontare la domanda al centro del panel: ‘E se si spegne la luce?’
La risposta a questa domanda non è solo tecnica. I sistemi elettrici moderni sono sistemi complessi, distribuiti, interconnessi: la transizione verso le rinnovabili, con la sua frammentazione della generazione in migliaia di impianti solari ed eolici, ha reso le reti più flessibili ma anche più difficili da gestire e da proteggere. Le smart grid, che sono la risposta infrastrutturale a questa complessità, sono reti digitali: e le reti digitali possono essere attaccate. Non solo con un missile sul traliccio, ma con una riga di codice nel sistema di controllo della sottostazione.
Al Festival del Sarà, Bompard porta questa prospettiva tecnica nel dialogo con Francesco Profumo — che conosce questi temi sia come ricercatore sia come ex ministro — con Giuseppe Bergesio — che deve tradurli in leggi — e con Massimo Deandreis — che li analizza dal punto di vista dell’economia marittima e delle supply chain energetiche. Il risultato è un panel che promette di andare oltre la superficie del dibattito energetico per toccare le strutture profonde della vulnerabilità europea.
Fonte: www.primonumero.it

