L’ex ministro e presidente di una delle più grandi fondazioni europee porta a Torino la visione di chi ha visto da vicino come le decisioni energetiche si prendano davvero.
Ci sono persone il cui valore per il dibattito pubblico risiede non tanto nelle loro idee — spesso condivisibili ma astratte — quanto nell’aver visto le cose accadere dall’interno. Francesco Profumo è una di queste persone. Ingegnere, professore ordinario al Politecnico di Torino, rettore dello stesso ateneo dal 2005 all’2011, poi ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel governo Monti dal novembre 2011 all’aprile 2013: la sua traiettoria è quella di un tecnico che è entrato nel cuore delle istituzioni e ne ha imparato il linguaggio — non senza conflitti.
Nato a Savona nel 1953, laureato con il massimo dei voti in Ingegneria Elettrotecnica a Padova, Profumo ha costruito la sua carriera accademica sui sistemi elettrici e le macchine elettriche, diventando uno dei ricercatori italiani più citati nel settore. Con oltre 250 pubblicazioni e un H-index di 36, è stato visiting professor all’Università del Wisconsin, alla Nagasaki University e alla Czech Technical University di Praga. Ha poi guidato il Politecnico di Torino attraverso una trasformazione profonda in chiave internazionale.
Il passaggio al governo Monti lo proietta su un palcoscenico diverso: quello della politica delle riforme in un momento di austerity forzata, in cui le decisioni sull’università e sulla ricerca si scontravano con tagli draconiani al bilancio pubblico. Dopo l’esperienza ministeriale, dal 2016 al 2024 ha presieduto la Fondazione Compagnia di San Paolo, il principale ente filantropico del Nord-Ovest con asset per decine di miliardi di euro, trasformandola in un modello di fondazione ‘ibrida’ capace di operare come agente di sviluppo territoriale. Dal 2022 è membro del Board dell’European Innovation Council della Commissione Europea.
Al Festival del Sarà, nel panel ‘E se si spegne la luce?’, Profumo porta la visione di chi ha visto le questioni energetiche sia dal lato accademico — i sistemi elettrici, la ricerca sulla fusione — sia da quello istituzionale — le politiche nazionali ed europee. Insieme a Giuseppe Bergesio che porta la dimensione parlamentare, a Ettore Bompard che porta quella tecnico-scientifica del Politecnico di Torino, e a Massimo Deandreis che porta quella economica e marittima, costruirà un quadro della fragilità dei sistemi energetici europei e delle risposte necessarie.
Fonte: www.primonumero.it

