Il direttore di SRM-Intesa Sanpaolo porta alle Gallerie d’Italia la sua lettura dell’economia marittima come specchio delle trasformazioni geopolitiche globali.
Per decenni il Mediterraneo è stato considerato un mare di transito: le grandi rotte commerciali passavano altrove, i grandi flussi energetici arrivavano da nord, e il Mare Nostrum era soprattutto una questione di turismo e immigrazione. Poi è successo qualcosa. La crisi ucraina ha ridisegnato le mappe del gas europeo. Il conflitto nel Mar Rosso — con gli attacchi degli Houthi alle navi commerciali — ha dimostrato quanto fragili siano le grandi rotte di approvvigionamento globale. E il piano Mattei per l’Africa ha riportato al centro dell’agenda italiana il concetto di hub energetico mediterraneo. Il Mediterraneo non è più la periferia del sistema economico globale: sta rapidamente diventandone un centro nevralgico.
Massimo Deandreis legge questi fenomeni da una prospettiva privilegiata: è il Direttore Generale di SRM, il centro di ricerca economica collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo specializzato nell’economia italiana, nelle problematiche energetiche e nell’economia marittima in prospettiva europea e mediterranea. I suoi rapporti annuali sull’Italian Maritime Economy sono diventati un punto di riferimento imprescindibile per comprendere come le rotte commerciali, i flussi energetici e le infrastrutture portuali stiano ridisegnando la geopolitica della regione.
Torinese di formazione, Deandreis ha una carriera che incrocia il mondo accademico — ha insegnato Business Management all’Università di Torino per un decennio — con quello delle istituzioni europee, avendo guidato la delegazione di Bruxelles delle Camere di Commercio del Piemonte. Conosce tanto i meccanismi comunitari quanto le dinamiche industriali del Nord-Ovest italiano.
Al panel ‘E se si spegne la luce?’, Deandreis porta la dimensione che spesso manca nel dibattito sulla sicurezza energetica: quella delle rotte marittime e delle infrastrutture portuali come elementi critici della catena di approvvigionamento. Se si spegne la luce, non è necessariamente perché è stata bombardata una centrale: può essere perché una nave cisterna è bloccata nello Stretto di Hormuz, o perché un cavo sottomarino è stato tagliato nel Mar Rosso. Capire questa dimensione — e capire come l’Italia possa trasformare la sua posizione geografica centrale nel Mediterraneo in una leva strategica — è uno dei contributi più originali che porta al Festival.
Fonte: www.primonumero.it

