Direttore scientifico di ASvIS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, già Ministro del Lavoro e del Lavoro nel governo Draghi, già Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili nel governo Draghi. Statistico ed economista, porta a Bologna la prospettiva di chi tiene insieme transizione ecologica, coesione sociale e geopolitica.
Esiste un momento in cui la sostenibilità smette di essere una questione etica e diventa una questione strategica di sopravvivenza economica. Quel momento è arrivato. Enrico Giovannini lo sa meglio di quasi chiunque altro in Italia: statistico di formazione, già Presidente dell’Istat, già Chief Statistician dell’OCSE a Parigi, ha costruito una carriera all’intersezione tra misurazione della realtà e costruzione delle politiche pubbliche. Come Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili nel governo Draghi (2021-2022), ha portato all’interno dell’esecutivo la prospettiva degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, tradotto: ha cercato di costruire un modello di decisione pubblica che non sacrifichi il futuro all’urgenza del presente.
Oggi guida ASvIS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che riunisce oltre 300 organizzazioni della società civile, del mondo accademico e delle imprese impegnate sul fronte della sostenibilità. La sua presenza alla tappa bolognese del Festival del Sarà non è casuale: il festival è anche in collaborazione con il Festival della Sostenibilità 2026, e la visione di Giovannini, che la transizione energetica e quella digitale non si possono affrontare separatamente, e che entrambe richiedono una riflessione seria sulle asimmetrie di potere globale che producono, è esattamente il filo rosso che lega i tre blocchi della giornata di Bologna.
La domanda che Giovannini porta al Festival è quella che chi si occupa di sviluppo sostenibile non può smettere di porre: come si costruisce un futuro che non lasci indietro nessuno, in un mondo in cui le grandi potenze si confrontano per la supremazia tecnologica ed energetica con una logica che sembra escludere proprio i paesi e le popolazioni più vulnerabili?
“Viviamo una fase storica in cui le tensioni geopolitiche, la competizione tecnologica e la sicurezza energetica stanno ridefinendo profondamente le prospettive dello sviluppo sostenibile. In questo scenario diventa ancora più urgente rafforzare una visione capace di coniugare competitività, coesione sociale e tutela ambientale, evitando che la logica della supremazia prevalga sulla cooperazione e sul multilateralismo.
Il Festival del Sarà – prosegue il Direttore scientifico ASviS – rappresenta un momento di dialogo importante che nell’ambito della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile ribadirà che non può esserci futuro senza pace, giustizia e sostenibilità”.
Fonte: www.primonumero.it

