Presidente di ANFIA per il quadriennio 2023-2026, Chief Public Affairs Officer e membro del Board di Brembo, già Presidente di CLEPA, l’associazione europea dei componentisti auto porta al panel la voce del sistema industriale italiano: ha investito, ha trasformato, ora chiede regole che permettano di competere.
Duecento cinquanta miliardi di euro. È l’investimento che le aziende della filiera automobilistica italiana e europea hanno messo in campo dalla firma del Green Deal europeo nel 2019, tra efficientamento dei motori a combustione e sviluppo dell’elettrificazione. È un numero che Roberto Vavassori ripete ogni volta che siede a un tavolo istituzionale europeo, perché è il numero che rappresenta la scommessa concreta, in acciaio e silicio, che la filiera ha già fatto. E che rende particolarmente intollerabile l’incertezza normativa che continua a paralizzare gli investimenti successivi: ci sono stampi nuovi ancora imballati nei magazzini perché i progetti sono stati cancellati, ci sono revisori che vogliono classificare gli investimenti in bilancio come passività perché l’orizzonte regolatorio non è chiaro.
Vavassori è Presidente di ANFIA dal giugno 2023, eletto dall’Assemblea Generale per il quadriennio 2023-2026, è stato già Presidente della stessa associazione tra il 2012 e il 2015, e nel mezzo ha guidato CLEPA, l’associazione europea dei componentisti dell’automotive, dal 2016 al 2019. Oggi è anche Chief Public Affairs Officer e membro del Board di Brembo, il gruppo bergamasco leader mondiale nei sistemi frenanti, quotato alla Borsa di Milano e presente in decine di paesi. Fa parte del Consiglio Generale di Confindustria nazionale, dove siede nei gruppi tecnici su Energia e su Autonomia Strategica Europea. È membro del CDA dell’Istituto Mario Negri IRCCS.
Il punto di vista che porta al Festival del Sarà è quello di chi non ha mai avuto una posizione ideologica sulla transizione elettrica. La sua tesi, espressa con franchezza e precisione in ogni occasione pubblica, è che decarbonizzazione e digitalizzazione sono percorsi inevitabili e già avviati, ma che richiedono razionalità analitica nei processi politici, non slogan. L’Europa non può permettersi di imporre obiettivi ambiziosi alle proprie imprese senza garantire allo stesso tempo le condizioni per competere: costi dell’energia comparabili a quelli cinesi e americani, un quadro normativo stabile su almeno dieci anni, una catena del valore delle batterie che non dipenda interamente dalla Cina.
A Bologna, Vavassori porta questa prospettiva nel dialogo con la ricerca di Pregliasco , che misura le percezioni e le aspettative delle imprese e dei cittadini anche sulla soluzione proposta dal “Dual Use”, con Fabio Pressi, che costruisce le infrastrutture di ricarica che determinano la velocità della transizione e con Bruno Perez Almansi, che analizza con metodo scientifico l’evoluzione della filiera. È il panel più vicino alla realtà concreta di un’Emilia-Romagna che ospita la manifestazione e che è, allo stesso tempo, il cuore della Motor Valley italiana.
Fonte: www.primonumero.it

