Associate Fellow al Royal United Services Institute (RUSI) di Londra, docente al Lau China Institute del King’s College, consulente della NATO. Con ‘La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari’ (Einaudi, 2026) offre una guida empirica alla guerra del XXI secolo — senza le illusioni che la tecnologia la renda meno brutale.
C’è una frase che Alessandro Arduino cita nella premessa del suo libro come chiave di lettura dell’intero volume. L’ha pronunciata il generale Michael Hayden, ex direttore della NSA americana: ‘Uccidiamo persone basandoci sui metadati’. Non sulla conoscenza diretta, non sull’identità verificata, non su una sentenza, sui metadati. Sulle tracce digitali involontarie che lasciamo ogni volta che usiamo un telefono, un social network, un’applicazione. È la guerra nell’era dell’algoritmo: invisibile, diffusa, statisticamente efficiente, e tuttavia, come Arduino mostra con documentazione meticolosa — ancora capace di causare morti orribili e di combattersi per anni senza vincitori definitivi.
Arduino conosce queste dinamiche dall’interno di ambienti che pochi giornalisti e ricercatori italiani hanno frequentato. Ha trascorso ventidue anni in Cina, dove ha diretto il programma di sicurezza e mitigazione delle crisi presso l’Accademia delle Scienze Sociali di Shanghai e ha guidato la ricerca presso il Middle East Institute della National University of Singapore. Oggi è Associate Fellow al Royal United Services Institute — il think tank britannico sulla difesa e la sicurezza fondato nel 1831, il più antico del mondo nel suo campo e docente affiliato al Lau China Institute del King’s College di Londra. Consulta la NATO e i principali centri di ricerca internazionali sulla sicurezza.
‘La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari’ (Einaudi, 2026) parte da storie personali,mercenari della Wagner che festeggiano una vittoria e vengono uccisi dai loro stessi selfie georeferenziati; metadati che guidano un attacco di precisione su un gruppo di ufficiali ucraini; hacker che entrano nei sistemi di controllo di una sottostazione elettrica senza sparare un colpo,per costruire una mappa della guerra contemporanea. La tesi centrale è scomoda: le nuove tecnologie non rendono la guerra più breve, più economica o meno letale. Le promesse dei conflitti asettici e scientificamente guidati si scontrano con la realtà di guerre di logoramento in cui giovani di entrambe le fazioni vengono sacrificati per pochi metri di terreno.
A Bologna, il suo libro viene presentato in un panel che raccoglie alcune delle voci giornalistiche più qualificate del panorama italiano: Agnese Pini, che guida il più grande network di quotidiani locali del paese; Silvia Sciorilli Borrelli, corrispondente del Financial Times; Antonello De Oto, che porta la prospettiva del diritto internazionale; e Massimiliano Panarari, che analizza come le narrazioni di guerra vengano costruite e consumate nella sfera pubblica. È un panel che rispecchia la complessità del libro: la guerra non è solo un problema militare. È un problema politico, giuridico, comunicativo e democratico.
Fonte: www.primonumero.it

