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FESTIVAL DEL SARÀ – DIALOGHI SUL FUTURO XI EDIZIONE – 12 MAGGIO 2026 – BOLOGNA
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Antonello De Oto al Festival del Sarà: il calcio come palcoscenico del mondo, dove il diritto incontra l’identità, la fede e l’etnia

Data di pubblicazione: 6 Maggio 2026

Professore ordinario di Diritto delle religioni e interculturale all’Università di Bologna, componente della Corte sportiva d’Appello FIGC-LND/ER. Il suo volume ‘Calcio, diritto, identità. Religione, etnia e diritti della persona nel mondo del pallone’ (scritto con Stefano Foglia) usa lo sport più popolare del mondo come lente per leggere le tensioni giuridiche, culturali e politiche del nostro tempo.

C’è un momento in ogni grande torneo di calcio in cui il gioco si ferma e qualcosa di più grande irrompe sul campo. Può essere un giocatore che si inginocchia contro il razzismo mentre i fischi salgono dagli spalti. Un atleta che esulta indicando il cielo in segno di devozione religiosa e viene richiamato dall’arbitro per un gesto non previsto dal regolamento. Una squadra nazionale che schiera undici giocatori con undici origini diverse e viene accusata da qualcuno di non rappresentare abbastanza la ‘nazione’. Il calcio, in questi momenti, smette di essere uno sport e diventa uno specchio: riflette chi siamo, cosa crediamo, per cosa ci dividiamo.

È esattamente da questa premessa che prende le mosse ‘Calcio, diritto, identità. Religione, etnia e diritti della persona nel mondo del pallone’, il volume che Antonello De Oto ha scritto insieme a Stefano Foglia,professore a contratto di Introduzione allo studio del diritto all’interno della Scuola superiore di Polizia Penitenziaria del Ministero della Giustizia e dottorando in Scienze giuridiche all’Università di Pisa. Il libro esplora il mondo del calcio da un’angolazione precisa: gli intrecci tra lo sport più popolare del pianeta e l’identità religiosa, i fattori etnici e i diritti della persona. Una triplice intersezione che il diritto, quello sportivo, quello nazionale, quello internazionale, fatica spesso a regolare in modo coerente.

De Oto è Professore ordinario di Diritto delle religioni e interculturale dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Non è un giurista che si occupa di calcio per curiosità: siede nella Corte sportiva d’Appello della FIGC-LND/ER, il tribunale sportivo federale per il calcio dilettantistico e giovanile dell’Emilia-Romagna. Conosce dall’interno i meccanismi con cui il diritto sportivo affronta o non riesce ad affrontare, le questioni di discriminazione, identità e appartenenza.

La tesi del libro è che il pallone non è mai solo sport. È un potente strumento globale di identità, dialogo e cambiamento: le differenze religiose, etniche e culturali vi si riversano con una forza che nessun’altra arena pubblica riesce a eguagliare in termini di visibilità e impatto emotivo. E il modo in cui queste differenze vengono gestite dal regolamento, dai giudici sportivi, dalle federazioni, dall’opinione pubblica dice qualcosa di essenziale su come una società concepisce l’inclusione, la giustizia e i confini dell’identità collettiva.

Nel panel bolognese dedicato al libro di Alessandro Arduino “La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari”, il contributo di De Oto introduce una dimensione inattesa ma tutt’altro che fuori posto: quella del diritto come campo di battaglia culturale, in cui le norme vengono contestate, aggirate o riscritte non attraverso i missili ma attraverso le narrazioni, le simboliche, i corpi degli atleti. In dialogo con Agnese Pini, Silvia Sciorilli Borrelli e Massimiliano Panarari, porta la riflessione di chi studia come le società regolano il conflitto tra identità diverse e usa il calcio, con la sua straordinaria capacità di amplificazione mediatica e emotiva, come laboratorio privilegiato di osservazione.

Fonte: www.primonumero.it

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